La scelta del fungo simbionte

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La scelta del tartufo da coltivare viene effettuata in base alle condizioni ecologiche del sito di impianto; raramente avviene il contrario.  Considerato che le esigenze ecologiche di alcuni tarufi sono complementari e anche sovrapposte, nell’ambito di una stessa azienda o anche dello stesso campo, può essere opportuno realizzare un impianto con differenti specie di tartufo e piante simbionti.  È doveroso ricordare che non bisogna farsi condizionare in questa fase dal maggiore o minor valore del prodotto, poiché una scelta tecnicamente errata può comportare anche l’insuccesso della tartufaia.  Inoltre il vincolo temporale  per i tartufi è lungo  i tempi di attesa sono almeno di 4-6 anni dall’impianto  (a seconda della specie) e se la scelta è corretta questi tempi vengono rispettati altrimenti si possono allungare causando una perdita economica.

In certi casi particolari, come nella realizzazione di tartufaie di grandi estensioni, previa di disponibilità di tartufo proveniente dalla stessa zona, sarà possibile effettuare direttamente nel nostro vivaio l’inoculo con questo ecotipo; in questo modo si riducono i tempi del periodo improduttivo iniziale e si massimizzano i raccolti.

Per quanto riguarda il tartufo bianco pregiato (Tuber magnatum) si eseguono sperimentazioni continue in molti istituti e i vivai specializzati,  nella speranza di riuscire ad ottenere piante validamente micorrizate con questa specie. Ricordiamo che al momento non esistono ancora sul mercato italiano piante micorrizate con il tartufo bianco pregiato, benché esemplari sperimentali siano stati ottenuti e posti a dimora anche con successo.  Inoltre la normativa italiana non prevede né la vendita di piante micorizzate col tartufo bianco pregiato né la certificabilità di queste piante.

In caso di dubbi è bene rivolgersi a centri specializzati in grado di fornire informazioni sul vivaio o effettuare controlli sul materiale proposto.